1976

XVIII EDIZIONE

1 Agosto - 5 settembre 1976 1976

Eros e macchina

L’uo­mo ed i miti con­tem­po­ranei
Inoltre mostra anto­log­i­ca di Dante Pan­ni, pre­sen­ta­ta da Flo­ri­ano De Santi

Per una nuo­va definizione del­la dialet­ti­ca del­l’im­peg­no di Flo­ri­ano De Santi

Nel com­p­lesso e anco­ra larga­mente impregiu­di­ca­to calei­do­sco­pio delle mitolo­gie con­nesse al quadro del­la coscien­za e del­la soci­età con­tem­po­ranea, le impul­sioni erotiche han­no avu­to il sig­ni­fi­ca­to di emblema­tiz­zare quel­la parte del­l’uo­mo più disponi­bile e lim­itro­fa alla naturalità.

Il sof­fo­ca­men­to del­l’im­me­di­atez­za e la riduzione dei fat­tori istin­tivi (istin­tu­ali) al mero piano razionale sono sta­ti a loro vol­ta visti nel­l’am­bito di un’ot­ti­ca ten­dente a iden­ti­fi­care la nul­li­fi­cazione del­la coscien­za — e, per essa, del­la natu­ra — con l’af­fer­mar­si del­lo sta­tus tecnologico.

Sarebbe fin trop­po facile richia­mare la dico­to­mia indizia­ta da Her­bert Mar­cuse tra eros e civiltà, il suo ragionare sul­la dialet­ti­ca del­la civiltà e sul­la pos­si­bil­ità di una evoluzione del­l’u­ni­ver­so feti­ciz­za­to — non anco­ra tut­t’af­fat­to uni­di­men­sion­ale — in una sor­ta di eden lib­er­a­to­rio e non repres­si­vo, in cui la fan­ta­sia, ovvi­a­mente la ses­su­al­ità ma anche la dimen­sione estet­i­ca avessero il mas­si­mo di espansione. 

Così come par­rebbe nat­u­rale — come nei fat­ti è più che nat­u­rale — risalire a Sig­mund Freud ed alle sue indi­cazioni teoriche.

Lun­gi però dal riper­cor­rere le trac­ce del cam­mi­no in prece­den­za intrapre­so, impor­ta sot­to­lin­eare come le avan­guardie più con­sapevoli, abbiano desun­to sostanzial­mente dal cor­pus psi­canaliti­co la spin­ta che han­no espres­so in direzione di ciò che potrem­mo rias­sumere sot­to la sigla del­lo scan­daglia­men­to infe­ri­ore, fon­dan­do la loro coscien­za estet­i­ca su di un sos­tra­to cul­tur­ale che mutu­a­va e assume­va in toto non pochi dati non asc­i­t­izi del freudismo. 

E impor­ta rimar­care, sul­l’ab­bri­vo di cog­nizioni empiriche ma anche al caso attin­gen­do alle risul­tanze offerte dalle ricerche soci­o­logiche (pas­san­do cioè dal­lo spazio teo­reti­co e dal­la dimen­sione intu­iti­va al liv­el­lo del­l’indagine sci­en­tifi­ca), che la macchi­na e l’eros, poli opposti e tut­tavia con­giun­ti di uno stes­so proces­so col­let­ti­vo, rien­tra­no indu­bi­tata­mente nel cro­gi­o­lo e nel­lo statu­to dei miti odierni.

Vi rien­tra­no in pri­mo luo­go per la con­trad­dizione che è in essi imma­nente: per il fat­to che sia nel­l’u­na quan­to nel­l’al­tra sono da riconoscere com­po­nen­ti, non sem­pre chiara­mente scindibili, quan­do pos­i­tive quan­do negative. 

Così l’eros pone in essere una car­i­ca lib­er­a­to­ria che ha il suo lim­ite non facil­mente val­i­ca­bile nel sen­ti­men­to di morte e di dis­truzione che por­ta con sé; e la macchi­na, l’i­do­lo polemi­co di tante filosofie con­tem­po­ra­nee e di non poche scuole di soci­olo­gia di grosso momen­to, assev­era e assec­on­da il deside­rio umano di conoscen­za, ma tra­duce ben presto il con­trol­lo ed il pos­ses­so delle cose in riduzione del­l’uo­mo ad ogget­to, a cosa. 

Il mito di Faust tradot­to in ambito tec­no­logi­co pre­sup­pone la neces­sità che egli ven­ga rimes­so in pie­di e sui pie­di per­ché pos­sa riap­pro­pri­ar­si del­la pro­pria natu­ra: se si vuole, del pro­prio spazio nat­u­rale ed estetico. 

Ma è l’oscil­lazione tra i due poli, tra il pos­i­ti­vo poten­ziale ed il neg­a­ti­vo imma­nente, che pre­siede alla car­i­ca mito­log­i­ca del­l’eroti­co e del razionale.

Comunque ne sia sul piano teori­co, il pale­sar­si e l’af­fer­mazione del­la dimen­sione erot­i­ca han­no com­por­ta­to in arte una forte ripresa di creatività. 

L’eros è sta­to recepi­to nel­la sua pul­sione lib­er­a­to­ria, con­trap­pos­to per ciò stes­so alle chiusure e alle sed­i­men­tazioni cedine, ripor­ta­to alle ide­olo­gie che più han­no inte­so guardare alla lib­er­azione dell’uomo. 

In ques­ta ango­lazione una ulte­ri­ore spin­ta ha por­ta­to ad una sua assun­zione in ter­mi­ni di demisti­fi­cazione del rit­uale borgh­ese: come arma per dis­oc­cultare e smascher­are la cat­ti­va coscien­za dei Mon­sieur Prud­homme in panto­fole e panciolle.

Ma l’in­ten­sità erot­i­ca è apparsa anche come ter­mine e canale di riv­e­lazione del­la natu­ra aut­en­ti­ca del­la per­sona: pos­si­bil­ità di appro­fondi­men­to infe­ri­ore e scan­daglio delle par­ti riposte e fat­te remote dai veti del­la natu­ra cosciente, del­l’io logico. 

Qui tor­na in causa la macchi­na, in quan­to prodot­to esem­plare del­la coscien­za razionale e stru­men­to pos­to a sua dis­po­sizione per com­bat­tere la natu­ra e la sua dialet­ti­ca (inte­sa l’u­na e l’al­tra come deter­mi­na­ta dal­la più cieca casualità).

La macchi­na che pre­tende anch’es­sa di inter­pretare, attra­ver­so i seg­ni esterni, la natu­ra pro­fon­da e che è inte­sa nel sis­tema di pro­duzione come deter­mi­nante insop­prim­i­bile per la ricom­po­sizione dei con­flit­ti e del­la lac­er­azione, in realtà, se assun­ta con log­i­ca dis­umana e indif­feren­zi­a­ta, con­duce di fat­to alla sop­pres­sione dei bisog­ni indi­vid­u­ali. Nega la speci­ficità per risol­vere i prob­le­mi gen­er­ali: è oppos­ta per inerzia ma anche con coscien­za di causa alla pul­sione affet­ti­va e libidinale. 

Che viene rimossa, por­ta­ta ai mar­gi­ni e repressa.

Insom­ma, la topografia del­la vita inte­ri­ore e le vicende del­la civiltà con­tem­po­ranea, quan­tomeno occi­den­tale, si ritrovano insieme e d’ac­cor­do nel ripro­porre, per ripren­dere le strut­turazioni di Freud, il con­trasto tra il prin­ci­pio del­la realtà e il prin­ci­pio del piacere. 

Lo psi­col­o­go aus­tri­a­co, com’è noto, vede­va nei ten­ta­tivi di sedare e com­porre il con­flit­to non più di una velleità: o, addirit­tura, l’e­spres­sione di un deside­rio rin­viante alle stesse moti­vazioni da cui trae­va orig­ine l’op­po­sizione che si vol­e­va risolvere. 

Se era per lui una mera illu­sione quel­la di credere il con­flit­to come pla­ca­bile, non è però meno vero che i ten­ta­tivi in ques­ta direzione furono e sono numerosissimi. 

Tan­to più lo sono quan­do con­dot­ti da chi si serve di un lin­guag­gio di cui l’ordi­to sono sim­boli e cifre, di quel met­alin­guag­gio — per dirla in altro modo — che è a fon­da­men­to del­l’e­spres­sione artis­ti­ca, quali che siano le sue qual­ità e la sua con­no­tazione ide­o­log­i­ca, non fa mer­av­iglia alla luce di queste rif­les­sioni che eros e macchi­na si siano trovati al cen­tro del­l’at­ten­zione degli oper­a­tori cul­tur­ali, specie in ambito figurativo. 

Essendo essi i seg­nali di una situ­azione di inqui­etu­dine e di intor­pidi­men­to, ci si sarebbe piut­tosto dovu­ti stupire se fos­se inter­venu­to il contrario.

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