2002

XXXV EDIZIONE

27 Luglio - 13 Ottobre 2002

IL SECONDO NOVECENTO IN ITALIA

Rifer­i­men­ti for­ti a cura di Enri­co Crispolti

Per un con­fron­to fra rifer­i­men­ti for­ti, piut­tosto che diva­gare su aspet­ti più o meno sig­ni­fica­tivi del­la ricer­ca, più o meno salien­ti, e cen­trali o per­iferi­ci, o quan­t’al­tro pos­sa essere di vol­ta in vol­ta immag­i­na­to per rian­i­mare in sen­so attuale la vec­chia tipolo­gia delle mostre esem­pla­ta sug­li antichi “Pre­mi”, ques­ta XXXV edi­zione del­la rasseg­na d’arte con­tem­po­ranea di Vas­to intende insin­uare una ques­tione che si è ormai fat­ta d’in­calzante attual­ità, tan­to più all’in­gres­so nel nuo­vo sec­o­lo. Esat­ta­mente la ques­tione del­la neces­sità urgente d’u­na revi­sione del quadro delle vicende del­la ricer­ca artis­ti­ca in Italia nel sec­on­do Nove­cen­to, liberan­dosi dagli sche­mi pregiudiziali di luoghi comu­ni ricor­ren­ti nel qui­etis­ti­co per­benis­mo criti­co uffi­cial­iz­za­to nell’ omologazione manualistica.

Le vicende trascorse nel­l’arte ital­iana in quel mez­zo sec­o­lo appe­na oltrepas­sato è ormai infat­ti tem­po di rived­er­le con sguar­do lib­er­a­to da pregiudizi imbon­i­tori, rompen­do stroz­za­ture innat­u­rali ed estrema­mente dan­nose. Se i pri­mi di tali decen­ni han­no fat­to reg­is­trare una grande vival­ità e vari­età propos­i­ti­va, fra l’ar­ti­co­la­ta ege­mo­nia dell ‘Infor­male nei sec­on­di anni Quar­an­ta e Cinquan­ta, e poi la dialet­ti­ca molto larga fra “neoa­van­guardie”, “pop art” e “neo-espres­sion­is­mo” fig­u­ra­ti­vo nei Ses­san­ta, non v’è dub­bio che i suc­ces­sivi, dopo i vitali smar­gin­a­men­ti oltre i lim­i­ti tradizion­ali del sis­tema dell’ arte ver­i­fi­catisi nei Set­tan­ta, in par­ti­co­lare negli anni Ottan­ta e Novan­ta abbiano fat­to invece reg­is­trare un ister­ilir­si pro­gres­si­vo del­la sce­na sulle sole reit­er­ate e pro­trat­te cel­e­brazioni dell’ “arte povera”, da una parte, pri­ma, e del­la “transa­van­guardia”, dal­l’al­tra parte poi, più breve­mente. Sospinte diver­sa­mente ma pari­men­ti, tali posizioni, a mag­giore noto­ri­età inter­nazionale di mer­ca­to, così da pre­tendere di monop­o­liz­zare la rap­p­re­sen­tazione del­la vicen­da ital­iana (larga­mente riuscendovi).

Ora il loro ister­ilir­si cre­ati­vo, evi­den­tis­si­mo fra anni Ottan­ta e Novan­ta, ha com­por­ta­to un giudizio pesan­te­mente neg­a­ti­vo sul­l’arte ital­iana in sede inter­nazionale, pro­trat­to per più d’un decen­nio. Come dire: se l’arte ital­iana negli ulti­mi decen­ni non ha dato altro che la breve vicen­da cre­ati­va dell’ “arte povera” e il pochissi­mo che si salvi del­la avven­tu­ra effimera e di scarsa con­sis­ten­za del­la “transa­van­guardia” (affer­matasi breve­mente a suo tem­po sul mer­ca­to prof­ittan­do del vuo­to di pit­tura las­ci­a­to dalle espe­rien­ze d’ “arte con­cettuale”), se ne deduce l’opin­ione plau­si­bile quan­to sviante di una sostanziale impoten­za, più o meno d’un deser­to, sul­la sce­na del­l’arte ital­iana in tali decenni.

Ma è tem­po di ren­der­si con­to, di riflet­tere e far conoscere che non è sta­to così. Che la sce­na del­l’arte ital­iana nel sec­on­do Nove­cen­to anche nei decen­ni in cui appare più con­formisti­ca­mente scle­ro­tiz­za­ta nel suo aspet­to uffi­ciale in realtà risul­ta invece vitale, piena di sor­p­rese e di capac­ità propos­i­tive orig­i­nali. E’ ora di rea­gire: il re è nudo, l’ege­mo­nia di situ­azioni ridut­tive è venu­ta meno. Si è ria­per­to un più largo e var­ie­ga­to oriz­zonte, entro il quale è pos­si­bile ricer­care vicende diverse. L’arte ital­iana nel sec­on­do Nove­cen­to offre una vari­età di propo­sizioni la cui vital­ità si misura nel con­fron­to aper­to, che pro­prio quel­l’ege­mo­nia uni­lat­erale ha così a lun­go ten­ta­to di impedire, L’.”arte povera” cer­can­do di impedire ogni mar­gine lib­er­a­to­rio diver­so, non ogget­tuale (ma Merz stes­so ha fini­to per con­trad­dir­lo negli anni Ottan­ta, tor­nan­do ad essere pit­tore), ha prodot­to opere sig­ni­fica­tive ma il cui peso non può sul piano del­l’o­rig­i­nal­ità cre­ati­va monop­o­liz­zare la sce­na a dan­no di opzioni del tut­to diverse. La “transa­van­guardia” optan­do per una fig­u­razione neoe­spres­sion­ista appar­ente­mente sen­za radi­ci, e nep­pure quelle da cui di fat­to per aspet­ti salien­ti deriva­va, in par­ti­co­lare da esem­pi tedeschi, ha dec­re­ta­to un pro­prio des­ti­no d’in­con­sis­ten­za, ormai da un buon decen­nio sot­to gli occhi di tut­ti (non soltan­to in Italia),

Occorre riaprire un grande con­fron­to, occorre avere il cor­ag­gio di rompere pregiudiziali sche­mi crit­i­ci, di guardare alla svari­a­ta realtà e con­sis­ten­za di ciò che è accadu­to nel­la sec­on­da metà del Nove­cen­to in Italia, Rib­al­tan­do così una sto­ria abu­si­va, che evi­ta riscon­tri sul ter­reno del­la reale ricer­ca, pre­tenden­do anco­ra di amman­nire mist­i­fi­cazioni imbon­i­to­rie, E’ tem­po di tornare a riflet­tere, a pen­sare, a con­frontar­si, come nei pri­mi decen­ni del sec­on­do Novecento.

In ver­ità c’è chi da molto tem­po si bat­te per tenere aper­to il dibat­ti­to, per sol­lecitare a ren­der­si con­to che ciò che con­ta è altrove, spes­so sot­ter­ra­neo, C’è chi in questi decen­ni ha lavo­ra­to in piena indipen­den­za, in sin­to­nia pro­fon­da con le inqui­etu­di­ni del tem­po, facen­dosi tes­ti­mone e com­plice, E’ qui che occorre riv­ol­gere l’at­ten­zione, liberan­dosi dal­l’ab­bru­ti­men­to men­tale del flashis­mo artis­ti­co, dal­l’is­te­ria cen­so­ria del­l’abominev­ole, dalle mal celate difese d’in­ves­ti­men­ti d’impresa.

Tor­ni­amo a capire che occorre ragionare lib­era­mente, sen­za pregiudiziali, con aper­ta curiosità, con disponi­bil­ità d’as­colto e di ris­chio. Riac­qui­s­tan­do una capac­ità di let­tura del lin­guag­gio nel­la sua con­cretez­za, nel­la sua unic­ità; una capac­ità di riconoscere l’i­den­tità, la dura­ta, la novità reale. Lo chiede la com­p­lessità di quan­to è accadu­to in questi decen­ni, anche per trame sot­ter­ra­nee, not­turne, cer­to sul ter­reno del­la ricer­ca, del ris­chio e non del­la piani­fi­cazione slo­gan­is­ti­ca, mira­ta all’e­si­to di mer­ca­to, con­sum­isti­ca­mente cor­ret­to, all’ege­mo­nia a breve, inseren­dosi fun­zion­al­is­ti­ca­mente nell’ abusato ed abu­si­vo sis­tema con­sum­isti­co del­l’arte. Tor­ni­amo ad avere il piacere di moti­vare le pro­prie scelte, di lavo­rare appun­to attorno ad una pos­si­bile iden­tità. Di riconoscer­la, di comu­ni­car­la nel confronto.

Questo è lo spir­i­to che muove la XXXV edi­zione del Pre­mio Vas­to, che potrà ‑spero ‑ren­der­la molto diver­sa, non cel­e­bra­ti­va ma verisim­il­mente prob­lem­at­i­ca, non qui­e­tis­ti­ca ma sostanzial­mente provo­ca­to­ria, nelle indi­cazioni, nei con­fron­ti, nelle sot­to­lin­ea­ture, nelle ripro­poste, nel cred­i­to forte riconosci­u­to a chi regge strut­tural­mente la sce­na di questi decen­ni, fino, trans­gen­er­azional­mente, a chi fra i nuovi appare lavo­rare sul pas­so del dub­bio anziché del­la routine.

Quest’ edi­zione   vuol essere un seg­no ulte­ri­ore del­la neces­sità di aprire gli occhi: l’im­plo­sione del sis­tema del mas­si­mal­is­mo con­sum­isti­co, che riduce l’arte ad intrat­ten­i­men­to e diver­si­vo, è ormai evi­dente, sot­to gli occhi di tut­ti. Un breve seg­no d’u­na pos­si­bil­ità di nuo­vo dial­o­go, di nuono più aper­to con­fron­to; dunque.

Nat­u­ral­mente occor­reran­no altre occa­sioni, dif­fer­en­ti pos­si­bil­ità d’al­tra ampiez­za esaus­ti­va di dis­cor­so, ma il dado è intan­to trat­to, si sap­pia che la misura è col­ma, men­tre ogni ridut­ti­va prete­sa ege­mon­i­ca mostra la cor­da, dichiara inevitabil­mente la pro­pria usura, o peg­gio svela inelut­ta­bil­mente la pro­pria incon­sis­ten­za. Men­tre a fronte stan­no alcune gran­di avven­ture indi­vid­u­ali che han­no fat­to la sto­ria reale di questi anni, che han­no colto seg­nali pro­fon­di del­la crisi che tut­ti ci coin­volge travol­gen­do ogni iden­tità psi­co­log­i­ca, bio­log­i­ca, antropo­log­i­ca, in nome d’u­na dis­senna­ta prete­sa di livel­la­men­to, di omo­geneiz­zazione, di riduzione a puri repli­can­ti del con­sum­is­mo più spinto.

Nel­la prospet­ti­va del­l’im­peg­no in tali mag­giori occa­sioni, intan­to il XXXV Pre­mio Vas­to offre cre­do utili pur se cir­co­scritte pos­si­bil­ità di con­fron­to piut­tosto inusi­tate rispet­to al con­formis­mo del­la repli­can­za crit­i­ca alla quali siamo abit­uati. Pos­si­bil­ità di con­fron­to fra rifer­i­men­ti che van­no riconosciu­ti come for­ti. Com­in­ci­amo a riconoscer­li dis­in­cata­mente, a riper­cor­rerli, a discuterli.

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PREMIO VASTO
d'Arte contemporanea
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